BRUNO   GORGONE

 

Da “Il MESSAGGERO” Roma, 16 marzo 2004

All’Acquario

“Il segno e il colore”di Bruno Gorgone

artista,grafico,arazzista,incisore: enigmatico

di Costanzo Costantini

Et quid amabo nisi quod aenigma est?, aveva scritto Giorgio de Chirico sotto il suo autoritratto del 1910. Anche Bruno Gorgone,l’artista nato nel 1958 a Cuneo ma che vive tra Venezia e Savona,ama l’enigma,anzi è egli stesso un enigma.

E’ un architetto,essendosi laureato in Architettura all’Università di Genova,e avendo fatto parte del gruppo degli Architetti Artisti di Venezia? Un incisore,in particolare un incisore che incide lamine d’oro a caldo su vetro di Murano? Un grafico,quale autore per le Graziussi Edizioni di Venezia della cartella di serigrafie “Giardini” con testo di Vittorio Sgarbi? Uno scenografo,avendo realizzato il multiplo “Ipotesi per una scenografia”con testi di Cibotto e Italo Gomez? Un arazzista,come vuole Milena Milani,che paragona le sue tele alla Tapisserie de Bayeux,il celebre arazzo dell’omonima cittadina francese del Calvados? Un computer artist, come lo considerava il compianto critico francese Pierre Restany? Un video artist,in quanto ha firmato l’opera video “Il colore nel nuovo destino dell’immagine”nelle versioni italiana e francese? Un designer,un decoratore,un orafo?

E’ tutto questo,ma è,soprattutto,un pittore che si distingue nel panorama odierno per la gamma insolita dei suoi colori o delle sue mitocromie – gialli arancione rosa rossi bianchi verdi verdazzurri - ,che sprigionano luce- una luce calda esplosiva raggiante – in una geometria libera fantasiosa creativa,disseminata di segni allusivi e simbolici carichi di enigmi.

Qualcuno potrebbe dire che l’autore ripete i suoi motivi,che questi quadri sembrano tutti uguali;ma sarebbe un’osservazione superficiale.Ognuno di questi quadri è diverso dall’altro,ha una propria identità,come sono diversi l’uno dall’altro e hanno una propria identità i quadri di Munch o di Morandi,per fare due esempi illustri.

Al riguardo non si citerà mai abbastanza  La ripetizione, il saggio in cui Kierkegaard dice che soltanto nella ripetizione c’è libertà (non a caso nel suo testo in catalogo Milena Milani scrive che le tele di Gorgone sono un’affermazione di libertà). Peraltro le sue incisioni su lamine d’oro a caldo in vetro di Murano sono d’una raffinatezza rara.

Noto da un pezzo in Italia e all’estero,da Parigi a New York,Bruno Gorgone aveva partecipato nel 2001 alla Rassegna Roma Città Eterna per un Pianeta ideale Artisti Architetti a confronto con la personale “Luoghi di Narciso” allestitagli presso la sede romana della Banca Popolare di Milano in Piazzale Flaminio. Ora è tornato a Roma con la mostra “Il segno e il colore” in corso,sino al 13 aprile 2004,all’Acquario la Galleria di Via Giulia 178 nella quale sono stati esposti sino a poco tempo fa i disegni inediti di Federico Fellini,inclusi i misteriosi disegni del “Libro dei Sogni”.

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